Léa dedicata a Chéri, di Colette

sabato 10 marzo 2012

L'uomo. Istruzioni per maneggiarlo, I. Borghese













Prima di toccare la pelle di un uomo
l'umanità invita a desistere:
concedetevi
con pazienza
il rispetto di conoscere
le storie delle cicatrici
che la vestono,
dei piedi che
muovono i suoi passi.
Solo dopo,
concedetevi
con grazia
il lusso
di accarezzarla.
E nulla di più.

marzo 2012 - I. Borghese
a Paolo, Omar, Edwin, Balan.

sabato 3 marzo 2012

Sofia e l'elastico, di I. Borghese



Sofia e l’elastico

a Zazie.


A Sofia capita spesso di compiere un gesto semplice e abitudinario: chiudersi la porta alle spalle con violenza, slam!, e afferrare così, ogni volta che può, la sensazione di libertà, impagabile e ricercata.
Non sempre sa dove andare, tuttavia vagabondare, per una ragazzina come lei, resta il miglior modo per osservare e conoscere. Sofia infatti non fa alcuna distinzione tra bighellonare e passeggiare. Nell’uno e nell’altro procede con la stessa sfrontatezza.
Quando Sofia mette piede al parco Nemorense è sola.
La disinvoltura dell’autunno si è presentata puntuale con il 21 settembre di pochi giorni fa, ma ha spezzato l’aria che dichiara, ancora e senza fine, voglia di maschere estive.
È per questo che Sofia per casa gira ancora a piedi scalzi e anche oggi, per raggiungere il parco, si veste d’estate e colori vivaci. Non rinuncia al suo vestitino rosso a pois bianchi, né ai calzini corti verdi e alle ballerine colorate, blu.
Blu. Come il colore del cerchietto.
Blu. Come la borsetta.
Blu. Come la copertina del suo quaderno.
Il cerchietto viene dalla merceria delle sorelle antipatiche, dice Sofia; quelle che non ridono mai e si arrabbiano se lei si diverte a sfilare i tubi dal contenitore di fili colorati e li sposta da una parte all’altra. La borsetta era della mamma.
Della mamma di Sofia quando era giovane e girovagava con le sorelle più piccole in strade su cui Sofia non ha potuto passeggiare. Il quaderno sono le pagine bianche dove, ogni giorno, lei intrappola parole, poche. Quelle sufficienti per incorniciare i suoi incontri o una manciata capaci di ricordarle vecchi ricordi o l’importanza di una giornata da consegnare al suo letto.
L’abito ha altri colori invece. Ed è figlio di una sua conquista. Dopo anni che ha indossato gonnelline e vestitini di bambine più grandi di lei, la voce della sua piccola rivoluzione un giorno si è fatta sentire con prepotenza: “Mamma, basta! Voglio un vestito tutto mio”.
È così che quello rosso a pois bianchi ci ha impiegato davvero poco a diventare il suo preferito. Il tempo breve di indossarlo e guardarsi allo specchio del negozio e portarlo a casa.
Dalla sua borsetta Sofia non si separa mai. Si può dire che fa parte di lei come il bottone della camicia o come la tasca del pantalone. O come in cucina stanno insieme il cacio con il pepe.
Oggi Sofia grazie a questo tempo in maschera non ha ancora da temere il freddo come invece ha paura del vuoto e dell’essere abbandonata. Questo, insieme alla sua borsetta, la fa sorridere con una serenità che sembra coccolarla.
Il freddo ci spaventa a stagioni, pensa Sofia.
Il vuoto e l’essere abbandonata possono metterci in apprensione per una vita intera, riflette. Non conoscono stagioni e, ancora di meno, la primavera e il caldo.
Sofia entra nel parco e non percorre mai la strada di ghiaia che la porterebbe alla parte alta di alberi, sassolini e spazio per far divertire i bambini.
Quando passa di lì preferisce infilarsi nel circolo di bocce, restare qualche minuto a osservare gli anziani che si divertono a dividersi in squadra secondo le amicizie storiche o improvvisate. A gettare lontano prima il boccino, poi a tentare di lanciare le bocce il più vicino possibile.
Quando Sofia si accorge che il gioco è nel pieno del divertimento dei signori si allontana contenta. Paga di andar via con l’immagine del loro passatempo e saltellante perché presto tornerà a cercarli. Le piace sapere che li scorgerà di nuovo dentro la cornice disegnata da loro stessi.
Male che vada conosce la possibile variazione: si imbatterà nel borbottio di chi sta perdendo sventolando all’aria mani insoddisfatte e arrabbiate e gettando all’aria parole altrettanto avvilite. Qualche volta anche insulse e sprezzanti verso i vincitori, ma non vuole arrendersi lo stesso. Preferisce parlottare. Appunto.
Dopo aver intrappolato questo quadretto Sofia entra nella parte alta del parco.
Lo stridere è forte, un minestrone di voci di diverso sapore: parlano i bambini mentre piangono o ridono. Parlano gli uccelli da un ramo dell’albero all’altro o quando si rincorrono tra la ghiaia e il cielo. Parlano le giostre che girano, girano, girano, mentre fanno credere ai piccoli di essere al galoppo, o di guidare l’elicottero sopra la città; o di essere un automobilista o un militare dentro la geep. Le giostre sono magiche senza impegnarsi troppo: girano, cantano e rendono i bambini felici. Parla la pista da pattinaggio con lo scivolare dei pattini che inciampano sulla ghiaia, o il rumore dei pedali delle biciclette unti di troppo poco grasso per restare in silenzio. Parlano le panchine per non far riposare le chiacchiere in comodità. Ma parla anche il chiosco, soprattutto d’estate, col rumore del ghiaccio che sbatte e quello del vetro trasparente del frigo quando si chiude e dove si prende la coppetta del nonno. Parla il laghetto con l’acqua sporca e i rospi, dove i bambini giocano a nascondersi, qualcuno ci cade sempre dentro, e gridano “Tana per Giulio!” e gli altri schiamazzano divertiti. Parla la fontanella dove arrampicarsi con l’acqua che scende e se non trova la mèta nella bocca di un bimbo arrampicato o nei vestiti che si inzuppano, continua il suo corso e in questo modo anche a parlare di sé.
C’è un momento in cui tutto questo parlare sembra d’improvviso finire nella coincidenza di pochi attimi di silenzio. Come se si fossero tutti intesi e avessero deciso di consegnare spazio a una sola voce. E questo attimo combacia con l’arrivo di Sofia nella parte alta del parco.
Si ferma un attimo. Prova a raccogliere con uno sguardo quanto più possibile riesce a catturare. Sorride. È contenta di essere lì. Sorride di nuovo come in genere si è dopo aver varcato la soglia della porta di casa.
Si guarda attorno ammaliata, stupita e incuriosita di quell’improvviso silenzio. Si ferma con curiosità perché un silenzio così inaspettato, pensa Sofia, non può che preannunciare un evento altrettanto fantastico.
Allora resta impalata. Con i pugni delle mani fermi intorno alla vita. Le pupille che si muovono a destra e a sinistra, poi in avanti, attente, che se potessero uscirebbero anche dall’orbita, e sono in movimento con lentezza misurata e voglia di sposare questo silenzio.
A vedere Sofia sembra certo che sia pronta ad accogliere qualsiasi accadimento imprevisto.
“Vai via cretino! Levati da qui! Questi sono giochi da femmina”.
Ecco qui l’inaspettato.
Sofia si gira, aggrotta le ciglia, poi si lascia andare e ridacchia con gusto.
Non riesce a capire a chi appartenga quel gridare imperativo, né sa immaginare un volto adatto a quei toni. Di una femmina poi. Una ragazzina come lei in modo probabile e le femmine come lei non strepitano in quel modo.
Eppure Sofia, mossa dall’interesse e dalle risa in cui è inciampata, sceglie di scoprire a chi appartiene questa voce… “Simpatica!” pensa fra sé Sofia “Questa ragazzina dev’essere bizzarra e curiosa!”.
Poi Sofia fa due, tre giravolte su se stessa mentre trattiene ancora gli occhi sbarrati a osservare intorno. Con questo fare lei è certa di imbattersi nella bambina che grida. Del resto, da qualche parte dovrà pur essere! Eppure nulla.
“Tout n’est pas du!” esclama Sofia.
Riprova con una lenta piroetta su se stessa, come se farla preannunciasse una magia, poi si ferma d’improvviso con il viso rivolto alla piazzola vicino alla quercia, eppure nel gruppo di ragazzini che giocano lì davanti, non vede nessuna bambina. “Cacchio!” pensa Sofia “Nes-su-na! Ma dov’è?”.
E, “Questi maschi sono proprio imbecilli!”, continua a gridare.
Da lontano Sofia si accorge di altro: c’è una bambina accovacciata vicino a due panchine. Sembra che faccia la pipì, potrebbe essere la tipa che cerca. Sofia allora corre, corre verso la bambina ma “Ti allontani?” la precede una vocina dimessa e quasi intimidita.
“Uff!” borbotta Sofia, “mi allontano, sì. Non sei la voce che cercavo”.
Nell’immediato fa un’espressione imbronciata, triste. Non le resta appiccicata al viso per molto però.
C’è una scena infatti che attira l’attenzione di Sofia, subito dopo. Una scena insolita. Proprio vicino al laghetto, accanto al bar, sul cemento dove d’estate la signora col grembiule con le margherite e la voce rauca sistema i tavolini, qualcuno deve aver sistemato due panchine.
Ne ha posizionate due sostituendo due figure umane e allungando una fettuccia di elastico bianco unita agli estremi e incastrata così dai piedi di una a quelli dell’altra.
L’elastico. Quel gioco così spassoso in cui saltellando e gridando si deve tener sempre sotto i piedi l’elastico senza farlo sfuggire dalle suole.
Pena: la perdita nel gioco. In genere alle estremità ci sono due bambine a tenerlo con le gambe divaricate.
Sofia si avvicina. Resta dieci minuti a giocarci, da sola.
Pensa che il gioco dev’esser sistemato così dalla bambina della voce che grida e quindi si dice che presto, molto presto, riuscirà a incontrarla e a conoscerla.
Poi qualcosa la distrae, un rumore. Tutto la distrae dai suoi pensieri. Ascolta lo sbattere di un sasso sul cemento e poi ancora di nuovo quella voce: “Questi ragazzini! Che diavolo vogliono! Sono giochi da femmina”.
Sofia scatta all’improvviso certa che adesso, finalmente!, potrà incontrare questa tipetta.
“Mieux vaut tard que jamais!” esclama ad alta voce.
E gira l’angolo.
Davanti a lei c’è una bambina con i capelli a caschetto neri. Indossa una maglietta arancione. I pantaloni al ginocchio e i calzini marroni anch’essi. Sta lì. Saltella con una gamba sola, quando il gioco della campana non le richiede entrambe.
Saltella e continua a borbottare. Sembra che ci sia sempre qualcosa per cui lamentarsi.
“Ehi, ciao!” le chiede Sofia
Nessuna risposta. Uno.
“Ciao, sono Sofia! E tu?”
Nessuna risposta. Due.
“Ti ho sentito gridare con i bambini, da laggiù. Vuoi giocare con me?”.
Nessuna risposta. Tre.
“…ehi, parlo con te! Mi vedi? Mi senti? Mi rispondi? Accidenti! Sono qui”
Nessuna risposta. Quattro.
“Questo dev’essere Bois de Boulogne. Bello questo parco. Voglio una coca accidenti! Una Co-ca! Dove la trovo?”
Risposta? No. La bambina forse parla da sola.
Parla la bambina. E come se Sofia non ci fosse. Come se non avesse nulla da dirle.
Sofia sospira.
Pensa a qualcosa da fare.
Ha voglia di comunicare, di farsi ascoltare. Questa ragazzina, continua a starle simpatica, ma perché non la vede? Perché?
“Ci vuole un dispetto” pensa Sofia.
E così, “Adesso vediamo se continuerai a far finta di non vedermi!” le grida contro avvicinandosi porgendo in avanti il busto con le mani intorno alla vita, mentre l’altra mostra l’espressione pensierosa e lancia il sasso temendo di non riuscire a farlo atterrare nel quadrato numero 4 disegnato in terra.
“Oh, no! Cacchio! Basta! Vado a cercare una coca! Basta!”.
Sofia sbuffa, ancora una volta, nessuna risposta.
Da lontano poi arriva un iroso “Sparisci! Sparisci! Sparisci! Io gioco da sola!”, sempre la voce della bambina.
“Imbecille!” pensa Sofia mentre è vicino alle panchine. Con fatica alza i loro piedi, uno ad uno e così riesce a sfilare anche l’elastico. Lo attorciglia intorno alla mano e lanciando un’occhiata vispa verso la ragazzina esclama: “Adesso me lo porto via”.
E così è. Sofia lo chiude in un pugno e poi lo nasconde nella borsetta, certa che presto tornando al parco andrà vicino al chiosco, cercherà di nuovo la bimba e avrà la scusa dell’elastico per rivederla e parlarle.
Sono le 18, 30.
Tra mezz’ora deve rincasare. Si siede sulla staccionata davanti al laghetto e non appena lo sguardo atterra sull’acqua lercia ride perché si ricorda del giorno che vi è caduta dentro, anni prima. In un pomeriggio invernale ha messo i piedi su un bastone nell’acqua, nella convinzione che potesse mantenerla e, splash!, ci è caduta dentro. Ha sentito subito alle spalle i bambini ridere, qualcuno a crepapelle, e anche a lei stava per scappare una gran risata.
Poi ha scelto di piangere, per il freddo. Molto freddo. E la mamma le ha gridato contro: “Ti avevo detto di stare attenta! Adesso ci prendi anche il resto!”. Anche per questo faceva freddo.
Questo ricordo la diverte e la angustia nello stesso tempo ma non dura che pochi attimi. Appena ritorna sulle sue sfila il quaderno dalla borsetta blu. Scende dalla staccionata, si mette accovacciata con la pagina bianca aperta. Impugna con la mancina la biro, si accorge che ha un chiodo fisso in testa: questa voce che non le risponde. Che sembra non vederla. E lei che invece le parla.
Prende il suo appunto di quel pomeriggio, con un po’ di tristezza e incomprensione: i bambini vanno ascoltati quando parlano, ma ancor di più quando restano in silenzio e quando gridano da soli come se intorno a loro non ci fosse nessuno.
Poi ripone il suo quaderno al suo posto, tira un respiro di sollievo, salta la staccionata per riattraversare il parco e avviarsi verso casa.
Sceglie di passare vicino ai signori che fino a poco prima giocavano a bocce. Ne è rimasto uno solo ed è lì a sistemare ogni cosa al suo posto, senza dire nulla, solo con pochi rimasugli di stanchezza.
Sofia sventola la mancina per salutarlo, lui ha le mani occupate, risponde con un sorriso e “Passi a salutarci domani? Ti aspettiamo!”.
“Va bene, allora a domani!”.
E così Sofia comincia a saltellare diretta verso casa e contenta di riaffacciarsi domani nel suo parco. Prima di sparire dietro la curva che la porta a casa si volta a dare un ultimo sguardo al cancello verde della villa, Chissà! Esclama Sofia tra sé, se domani incontrerò quella bambina.

sabato 12 febbraio 2011

Tra ZUCCA e BISCOTTI...metti la casa editrice MARIA PACINI FAZZI





I piaceri della zucca, di Luciano Luciani non è solo un ricettario, tutt’altro. La zucca, riporta l’autore nel suo libro ha proprietà curatrici e per anni è stata utilizzata anche nel campo della cosmesi femminile. Da quando Dante Scrisse Ed elli allor, battendosi la zucca… (Inferno, XVIII, v. 123), riferendosi al lucchese Alessio Intelminelli, adulatore immerso nello sterco, è anche diventato un termine adottato soprattutto dalla letteratura popolare. E nella letteratura occidentale? Celebre la zucca di Cenerentola di Charles Perrault. Nella letteratura contemporanea Pia Pera in L’orto di un perdigiorno affida alla zucca un messaggio di straordinaria bellezza. E così e con altre pagine che Luciano Luciani ci consegna che non è solo un ricettario, ma anche.
Luciano Luciani - I piaceri della zucca - pagine 64, 2004 - ISBN 978-88-7246-636-0

Biscotti e dolcetti, di Margherit D’Ayala Valva. L’autrice di questo ricettario coltiva la passione per il cucinare da quando è una bambina. Crescendo non l’ha persa, l’ha piuttosto coltivata fino a capire che l’importanza di molte ricette per lei sta nel fatto che riescono a riportale a circostanze e momenti per lei importanti. Un ricettario di Bisoctti e dolcetti per ricordare momenti gustosi.
Margherita D'Ayala Valva - Matteo Mattei - Biscotti e dolcetti - pagine. 64, 2008 - ISBN 978-88-7246-914-9

giovedì 10 febbraio 2011

i libri della collezione L & B IN CUISINE


SPQR – La tradizione nella cucina romanesca, di Chiara Gatti de Marinis apre con una breve prefazione che attraversa le tradizioni romane dall’antichità, quando le abitudini erano completamente differenti, i pasti tanto ricchi in occasione dei banchetti quanto semplici e frugali nella vita quotidiana. Solo dopo l’autrice con questo ricettario sembra volerci invitare in cucina, a deliziarci nella tradizione romana e tra i fornelli, dalla preparazione degli antipasti ai dolci. Da una bruschetta al pomodoro, a una minestra di ceci, all’abbacchio brodettato, ai carciofi alla giudia, alle castagnole, le ricette di Chiara Gatti de Marinis rappresentano un vero souvenir culinario della capitale!
Chiara Gatti de Marinis - S.P.Q.R. La tradizione nella cucina romanesca- pagine. 80, 2000 - ISBN 978-88-7246-397-0

I piaceri della zucca, di Luciano Luciani non è solo un ricettario, tutt’altro. La zucca, riporta l’autore nel suo libro ha proprietà curatrici e per anni è stata utilizzata anche nel campo della cosmesi femminile. Da quando Dante Scrisse Ed elli allor, battendosi la zucca… (Inferno, XVIII, v. 123), riferendosi al lucchese Alessio Intelminelli, adulatore immerso nello sterco, è anche diventato un termine adottato soprattutto dalla letteratura popolare. E nella letteratura occidentale? Celebre la zucca di Cenerentola di Charles Perrault. Nella letteratura contemporanea Pia Pera in L’orto di un perdigiorno affida alla zucca un messaggio di straordinaria bellezza. E così e con altre pagine che Luciano Luciani ci consegna un testo che non è solo un ricettario, ma anche.
Luciano Luciani - I piaceri della zucca - pagine 64, 2004 - ISBN 978-88-7246-636-0

Tempo di marmellate, di Carla Geri Camporesi apre con qualche pagine in cui suggerisce modalità per preparare le marmellate al meglio. E poi ancora consiglia pentole, casseruole, vasetti di vetro, come chiuderli e le temperature migliori per inserire la marmellata prima di chiuderle. Poi ancora tempi di cottura e modalità di sterilizzazione. Quanto al resto sono numerose le ricette che presenta l’autrice. Tra queste: marmellata di agrumi misti, marmellata di fichi, marmellata di mele e limoni, confettura di fragole alle violette, marmellata di ribes rosso, confettura di mandarini.
Carla Geri Camporesi - Tempo di marmellate - pagine 80, 1997 - ISBN 978-88-7246-258-4

Torte e ciambelle dolci e frittelle, di Elda Carlotti. Molte ricette di questo volume sono state prese da quelle presentate nella gara gastronomica “Vecchi Sapori” e hanno le loro radici nella tradizione lucchese e dell’Oltreserchio. Altre nascono come rielaborazioni di quelle tradizionali oppure dall’unione di un dolci di oggi con ingredienti di ieri. Si va dalla Torta di ricotta, il Dolce settembrino, le frittelle della zia Nonzia, i Befanini al marzapane, la Corona imperiale…
Elda Carlotti- Torte e ciambelle, dolci e frittelle - pagine 88, 1998- ISBN 978-88-7246-322-2


Ricette al caffè, di Carla Geri Camporesi. Qualche pagina dedicata alla storia del caffè e poi l’autrice dedica questo ricettario a numerose pagine che tra primi, secondi e dolci curiosi hanno come ingrediente anche il caffè. Per gli amanti del caffè, per chi ama curiosare anche in cucina, per chi trova stuzzicante e sfizioso mettere un ingrediente per noi insolito in una ricetta che non conoscevamo.
Carla Geri Camporesi - Ricette al caffè - pagine 72, 1997 - ISBN 978-88-7246-289-8


Biscotti e dolcetti, di Margherit D’Ayala Valva. L’autrice di questo ricettario coltiva la passione per il cucinare da quando è una bambina. Crescendo non l’ha persa, l’ha piuttosto coltivata fino a capire che l’importanza di molte ricette per lei sta nel fatto che riescono a riportale a circostanze e momenti per lei importanti. Un ricettario di Bisoctti e dolcetti per ricordare momenti gustosi.
Margherita D'Ayala Valva - Matteo Mattei - Biscotti e dolcetti - pagine. 64, 2008 - ISBN 978-88-7246-914-9

Scrittori in cucina. Il libro di cucina degli scrittori italiani, cotto da Francesca Bonafini e Nadia Terranova. AA.VV. – jar edizioni. Un’antologia di ben venti racconti da poter leggere tra le mura domestiche dei fornelli e che invita poi i lettori a cimentarsi nelle numerose ricette che accompagnano ogni storia. Un’idea simpatica e invitante quella curata da Francesca Bonafini e Nadia Terranova: un’antologia culinaria che sembra ricalcare uno degli aspetti più praticati dalla cultura di oggi: la commistione di differenti arti. E non è forse un’unione eccellente l’arte della cucina con quella della scrittura? I racconti sono accompagnati da ricette di salse, antipasti, primi piatti, secondi, contorni fino ad arrivare ai dolci e come le migliori ricette presentano accanto al tempo di preparazione anche quello di cottura.

venerdì 28 gennaio 2011

LIVRES & BIJOUX IN CUISINE con Maria Pacini Fazzi editore





Dopo il grande successo della collezione natalizia presentata al Micca Club, la seconda edizione di Livres & Bijoux – Innamorati per l’occasione presenta ai suoi estimatori più affezionati e ai più curiosi la nuova “Collana stilish editoriale: Livres & Bijoux IN CUISINE”, ringraziando la partecipazione di Maria Pacini Fazzi editore che ha messo a disposizione di questo progetto cinque differenti pubblicazioni: SPQR – La tradizione nella cucina romanesca, di Chiara Gatti de Marinis; I piaceri della zucca, di Luciano Luciani; Tempo di marmellate, di Carla Geri Camporesi; Torte e ciambelle dolci e frittelle, di Elda Carlotti; Ricette al caffè, di Carla Geri Camporesi; Biscotti e dolcetti, di Margherita D’Ayala Valva e Matteo Mattei.
La cucina da sempre è uno dei luoghi tra le pareti domestiche più cari alla donna. E “I libri di cucina - ha detto Joseph Conrad che nel 1952 ha firmato la prefazione di un libro di cucina dal titolo Handbook of Cookery for a Small House - sono, da un punto di vista morale, al di sopra di ogni sospetto. Lo scopo di un libro di cucina è unico e inequivocabile. Non è concepibile che abbia scopo diverso da quello di accrescere la felicità del genere umano”. A rafforzare questa citazione non possiamo che ricordare quella più sintetica ma altrettanto potente di George Bernard Shaw quando non ha esitato a dire: “Non c’è amore più sincero di quello per il cibo”. Ricordare le parole di scrittori di altre epoche o sentir parlare quelli contemporanei di ambienti consegnati alla donna o che anche solo nel mio immaginario siano più femminili, senza nulla togliere ai grandi cuochi e agli uomini che amano con capacità e buoni risultati l’arte dello stare ai fornelli, regala un piacere delizioso e altrettanto gustoso. Non a caso dunque cito Enrico Gregori, giornalista, scrittore e in libreria in questi giorni con Il percorso degli incubi (Azimut), la sua ultima produzione. Proprio lui, “Un buon libro – ci ha confidato- dovrebbe essere come un buon piatto preparato da una donna. L’equilibrio degli ingredienti e la capacità di una donna di donare amore possono fare miracoli”.
E proprio dalla passione che ho per l’arte del cucinare e per gli ambienti in cui la femminilità di una donna riesce a venir fuori con naturalezza riuscendo a sposare e a conquistare il gusto di altre donne nonché l’amore degli uomini, nasce la collezione di bijoux IN CUISINE. Un omaggio a chi dell’amore non conosce solo baci e carezze ma in esso sa scoprire l’immensa soddisfazione della vista e il piacere di donare o indossare un bijou, pezzo unico, che porti sempre con sé la magia di un libro e l’amore per il cibo.

lunedì 17 gennaio 2011

ENRICO GREGORI su LIVRES & BIJOUX IN CUISINE


Bijou: Mandarine

e Livres e Bijoux in cuisine? “Un buon libro – ci ha confidato Enrico Gregori - dovrebbe essere come un buon piatto preparato da una donna. L’equilibrio degli ingredienti e la capacità di una donna di donare amore possono fare miracoli”.

Enrico Gregori, giornalista e scrittore. Tuttora capo servizio della Cronaca nera del Messaggero. In libreria da dicembre con il suo ultimo noir: Il percorso degli incubi (Azimut).