Léa dedicata a Chéri, di Colette
Visualizzazione post con etichetta gatti elliot yves montand raul montanari gianluca morozzi case editrici enrico gregori fabio ciriachi gianluca colloca. Mostra tutti i post
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lunedì 13 dicembre 2010

IL BUS SI E' FERMATO, di Tabish Khair - Nova Delphi



su www.novadelphi.it: http://www.novadelphi.it/component/djcatalog2/item/6-tabishkhair/9-il-bus-si-e-fermato.html


È un’India per molti versi sconosciuta quella che emerge dalle pagine de Il bus si è fermato. Una terra affascinante nelle sue contraddizioni, sospesa tra tradizione e modernità. Un malfermo bus diventa palcoscenico di un’umanità bizzarra e vitale. Personaggi come l’autista Mangal Singh, che ripensa ai sogni irrealizzati mentre porta avanti un lavoro che non ama; Farhana, bellissimo eunuco, a tal punto delicato e femminile da ingannare anche le altre donne; Zeenat, serva spregiudicata e sensuale, maestra nell’arte dell’amore. Storie che compongono il mosaico reale e suggestivo di una terra che ci è concesso conoscere quasi fosse la prima volta. Khair racconta con linguaggio immediato e sguardo ironico un’India lontana dagli stereotipi, a tratti crudele ma prepotentemente vera.

lunedì 10 maggio 2010

SENZA TITOLO, di Massimo Bisotti




SENZA TITOLO
di Massimo Bisotticontatto facebook: Massimo Bisotti


Vengo a trovarti e chiedo la mia parte di sogni.
Ti chiedo di amarmi anche in condizioni critiche, di prenderti un po' cura di me senza lisciarmi il pelo.
Ho sempre deciso da me a chi fare le fusa e a chi no, su chi muovermi. Poche anime ci regalano con le zampe il passo della felicità.
Tu mi versi i tuoi occhi liquidi nella mente e il tuo sguardo è uno sparo che mi uccide e mi ridesta nuovo.
E così la mia parte te la rendo, preferisco stia con te, tiro fuori le unghie ed è già sveglio il mio cuore. L'ho visto svenire stanotte, ma ora è duramente saldo nel petto. E tu vuoi la mia anima di gatto bianco randagio che da fuori non sembra un'anima di strada, ma non si affeziona ai suoi appartamenti, anche se il suo pelo è lucido. Vorresti catturare la mia magia, mentre suono il pianoforte con il solo movimento della coda e sentire i miei graffi sulla tua pelle. Chi ci ama ci tiene la coda per mano e nei passi l'anima, senza stringere.
Io ti desidero in modo indecente e non ero intenzionato a cambiare ma per te sto cambiando, perché " i vorrei ma non posso" non so cosa significhino e ti sto già dentro le maree.
Sono un gatto che non ha paura dell'acqua, si spinge al largo, l'ha sempre fatto.
E tu se pensi che vorresti, fallo, che la vita bussa piano, istrionica e plateale a volte, con il suo passo sinuoso, ornata da cuscinetti paracolpi per poi chiudere gli occhi davanti al sublime. Il sublime impedisce solo per pochi attimi di vedere, il sublime trapassa, rimane. Il sublime è ultravioletto, è quel senso in più che ci lascia vedere chissà cosa in ciò che il resto del mondo chiama polvere. E tu sei il colore che io non ho e io sono il colore che tu non hai.
E nessuno vorrebbe il colore dell'altro ma a nessuno basta avere più soltanto il proprio.
Siamo ognuno dentro a un solo occhio ma dello stesso muso.
Mutare è un'attitudine ma mai un gran finale.
Arriva il giorno che se hai coraggio ti ritrovi a cambiar pelo e te la smetti di portarti addosso gli strati morti di una vita. Te li scrolli con una doccia di nuovo sole e inizia il secondo tempo del film della tua vita.
È questo che intendi per passione anima[le]?
Ho finto immortalità poco spontanea, perché non so fingere né recitare. La mia aggressività è solo puro istinto alla difesa.
Ma redimersi è cosa davvero poco eccitante.
Per questo amo il mio gusto immorale di latte nero.
E lo consumo fino all'ultima goccia.
Vuoi assaggiare che sapore abbia la sincerità?
Allora prendimi ma non mettermi in una gabbia emozionale.
Le mie emozioni sono il mio ascensore, vanno su e giù con l'amore.
È pericoloso sporgersi dal ventesimo piano di un sentimento ma non serve indicare il presente se l'eternità passa e noi non eravamo lì ad attenderla.
E allora salto in tutti i cieli degli universi paralleli, perché tutti vogliono andare in paradiso ma nessuno vuole morire.
Io, mentre mi guardo cadere dall'alto, tentando di sopravvivere alla caduta, decido d'improvviso.
Rinuncio alle sette vite per una Vita di cui morire davvero.

SENZA TITOLO, di Massimo Bisotti




SENZA TITOLO
di Massimo Bisotticontatto facebook: Massimo Bisotti


Vengo a trovarti e chiedo la mia parte di sogni.
Ti chiedo di amarmi anche in condizioni critiche, di prenderti un po' cura di me senza lisciarmi il pelo.
Ho sempre deciso da me a chi fare le fusa e a chi no, su chi muovermi. Poche anime ci regalano con le zampe il passo della felicità.
Tu mi versi i tuoi occhi liquidi nella mente e il tuo sguardo è uno sparo che mi uccide e mi ridesta nuovo.
E così la mia parte te la rendo, preferisco stia con te, tiro fuori le unghie ed è già sveglio il mio cuore. L'ho visto svenire stanotte, ma ora è duramente saldo nel petto. E tu vuoi la mia anima di gatto bianco randagio che da fuori non sembra un'anima di strada, ma non si affeziona ai suoi appartamenti, anche se il suo pelo è lucido. Vorresti catturare la mia magia, mentre suono il pianoforte con il solo movimento della coda e sentire i miei graffi sulla tua pelle. Chi ci ama ci tiene la coda per mano e nei passi l'anima, senza stringere.
Io ti desidero in modo indecente e non ero intenzionato a cambiare ma per te sto cambiando, perché " i vorrei ma non posso" non so cosa significhino e ti sto già dentro le maree.
Sono un gatto che non ha paura dell'acqua, si spinge al largo, l'ha sempre fatto.
E tu se pensi che vorresti, fallo, che la vita bussa piano, istrionica e plateale a volte, con il suo passo sinuoso, ornata da cuscinetti paracolpi per poi chiudere gli occhi davanti al sublime. Il sublime impedisce solo per pochi attimi di vedere, il sublime trapassa, rimane. Il sublime è ultravioletto, è quel senso in più che ci lascia vedere chissà cosa in ciò che il resto del mondo chiama polvere. E tu sei il colore che io non ho e io sono il colore che tu non hai.
E nessuno vorrebbe il colore dell'altro ma a nessuno basta avere più soltanto il proprio.
Siamo ognuno dentro a un solo occhio ma dello stesso muso.
Mutare è un'attitudine ma mai un gran finale.
Arriva il giorno che se hai coraggio ti ritrovi a cambiar pelo e te la smetti di portarti addosso gli strati morti di una vita. Te li scrolli con una doccia di nuovo sole e inizia il secondo tempo del film della tua vita.
È questo che intendi per passione anima[le]?
Ho finto immortalità poco spontanea, perché non so fingere né recitare. La mia aggressività è solo puro istinto alla difesa.
Ma redimersi è cosa davvero poco eccitante.
Per questo amo il mio gusto immorale di latte nero.
E lo consumo fino all'ultima goccia.
Vuoi assaggiare che sapore abbia la sincerità?
Allora prendimi ma non mettermi in una gabbia emozionale.
Le mie emozioni sono il mio ascensore, vanno su e giù con l'amore.
È pericoloso sporgersi dal ventesimo piano di un sentimento ma non serve indicare il presente se l'eternità passa e noi non eravamo lì ad attenderla.
E allora salto in tutti i cieli degli universi paralleli, perché tutti vogliono andare in paradiso ma nessuno vuole morire.
Io, mentre mi guardo cadere dall'alto, tentando di sopravvivere alla caduta, decido d'improvviso.
Rinuncio alle sette vite per una Vita di cui morire davvero.

SENZA TITOLO, di Massimo Bisotti




SENZA TITOLO
di Massimo Bisotticontatto facebook: Massimo Bisotti


Vengo a trovarti e chiedo la mia parte di sogni.
Ti chiedo di amarmi anche in condizioni critiche, di prenderti un po' cura di me senza lisciarmi il pelo.
Ho sempre deciso da me a chi fare le fusa e a chi no, su chi muovermi. Poche anime ci regalano con le zampe il passo della felicità.
Tu mi versi i tuoi occhi liquidi nella mente e il tuo sguardo è uno sparo che mi uccide e mi ridesta nuovo.
E così la mia parte te la rendo, preferisco stia con te, tiro fuori le unghie ed è già sveglio il mio cuore. L'ho visto svenire stanotte, ma ora è duramente saldo nel petto. E tu vuoi la mia anima di gatto bianco randagio che da fuori non sembra un'anima di strada, ma non si affeziona ai suoi appartamenti, anche se il suo pelo è lucido. Vorresti catturare la mia magia, mentre suono il pianoforte con il solo movimento della coda e sentire i miei graffi sulla tua pelle. Chi ci ama ci tiene la coda per mano e nei passi l'anima, senza stringere.
Io ti desidero in modo indecente e non ero intenzionato a cambiare ma per te sto cambiando, perché " i vorrei ma non posso" non so cosa significhino e ti sto già dentro le maree.
Sono un gatto che non ha paura dell'acqua, si spinge al largo, l'ha sempre fatto.
E tu se pensi che vorresti, fallo, che la vita bussa piano, istrionica e plateale a volte, con il suo passo sinuoso, ornata da cuscinetti paracolpi per poi chiudere gli occhi davanti al sublime. Il sublime impedisce solo per pochi attimi di vedere, il sublime trapassa, rimane. Il sublime è ultravioletto, è quel senso in più che ci lascia vedere chissà cosa in ciò che il resto del mondo chiama polvere. E tu sei il colore che io non ho e io sono il colore che tu non hai.
E nessuno vorrebbe il colore dell'altro ma a nessuno basta avere più soltanto il proprio.
Siamo ognuno dentro a un solo occhio ma dello stesso muso.
Mutare è un'attitudine ma mai un gran finale.
Arriva il giorno che se hai coraggio ti ritrovi a cambiar pelo e te la smetti di portarti addosso gli strati morti di una vita. Te li scrolli con una doccia di nuovo sole e inizia il secondo tempo del film della tua vita.
È questo che intendi per passione anima[le]?
Ho finto immortalità poco spontanea, perché non so fingere né recitare. La mia aggressività è solo puro istinto alla difesa.
Ma redimersi è cosa davvero poco eccitante.
Per questo amo il mio gusto immorale di latte nero.
E lo consumo fino all'ultima goccia.
Vuoi assaggiare che sapore abbia la sincerità?
Allora prendimi ma non mettermi in una gabbia emozionale.
Le mie emozioni sono il mio ascensore, vanno su e giù con l'amore.
È pericoloso sporgersi dal ventesimo piano di un sentimento ma non serve indicare il presente se l'eternità passa e noi non eravamo lì ad attenderla.
E allora salto in tutti i cieli degli universi paralleli, perché tutti vogliono andare in paradiso ma nessuno vuole morire.
Io, mentre mi guardo cadere dall'alto, tentando di sopravvivere alla caduta, decido d'improvviso.
Rinuncio alle sette vite per una Vita di cui morire davvero.

sabato 1 maggio 2010

Ron ron, ron ron, evviva il gatto! evviva il gatto! progetto a cura di I. Borghese




Da Le chat de la voisine, di Yves Montand nasce l’idea del progetto Ron ron, ron ron. Evviva il gatto!, evviva il gatto!Voleva realizzarsi come un’antologia invece quest’idea ha trovato accoglienza nel mio blog (http://lecollanediisab.blogspot.com/) e ospiterà i racconti di diversi scrittori: Silvia Ancordi, Isabella Borghese, Gaja Cenciarelli, Fabio Ciriachi, Gianluca Colloca, Laura Costantini e Loredana Falcone, Francesco Forlani, Valentina Fortichiari, Enrico Gregori, Monica Mazzitelli, Raul Montanari, Gianluca Morozzi, Beppe Sebaste.
È una faccenda difficile mettere il nome ai gatti, scriveva T. S. Elliot in una poesia dedicata ai nomi da assegnare ai nostri amati felini. Mi piaceva pensare che dai versi di Elliot avrei potuto tirare fuori un titolo divertente per questo piccolo progetto… poi ho (ri)ascoltato Le chat de la voisine e il titolo è nato con la velocità di un fulmine.
Yves Montand cantava di una donna indaffarata tutto il giorno col suo gatto e questo mi ricordava il fare di tutte le donne-mamme, permettetemi questo gioco!, che conosco e in cui mi riconosco anche e che amano trascorrere molto tempo osservando e giocando col proprio micio.
A me capita ogni giorno.
Mi ha fatto sorridere la cosa, molto, e mi ha permesso di trovare un titolo, anche canticchiandolo con quel fare spiritoso e affascinante di quest’artista francese.
Ma la canzone di Montand riesce anche a dire molto della guerra… e sarà proprio il bisogno di distrarsi dalla guerra che porta questa simpatica signora cantata da Montand, a impegnarsi tutto il dì con il suo gatto e il suo ron ron, ron ron?…
Così, semplicemente, nasce Ron ron, ron ron. Evviva il gatto! Evviva il gatto! e grazie ai contributi degli scrittori che mi hanno regalato i loro testi.

vostra,
Rose

Da lunedì saranno postati i racconti.
Nella foto il micio Raul Orghese